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20 note

Poesie da decubito: Chi morde e chi ingoia

decubito:

Gli occhi dovrebbero guardare altri occhi
soltanto

i calci scalciare altri calci
i pugili dar pugni sui pugni, alle nocche,
le bocche mangiare le bocche
così, come è giusto
coi denti
si masticherebbero denti, e lingue leccherebbero lingue

ogni trasgressione sarebbe severamente punita
metteremmo su un comitato di saggi
i probiviri, potremmo chiamarli
e punirebbero ogni abuso, ogni vergognosa contaminazione
bocche che mangiano pane, labbra che baciano mani, mani che prendono occhi
occhi che, di nascosto, scrutano labbra che baciano occhi
e i trasgressori, li metteremmo in galera a scontare la pena
e in questo sarebbero pena essi stessi, altrimenti sarebbe sbagliato

di fuori un ordine rigorosissimo
sarebbe bellissimo
ciascuno sapendo le cose da fare
leccare le lingue, abbracciare gli abbracci, picchiare fortissimo manganelli e bastoni
sparare pistole, sputare agli sputi che sputano sangue,
e sangue alle bocche che mangiano cuori
e polmoni che pòlmano polmi sbuffando sudore
di aria, ossigeno e fiati di rose
che pungono rose
morte d’amore per cose incredibili, fatti di sangue, di lotta, di pianti
pianto che bagna non occhi, ma pianti

e gli occhi saprebbero, ma non farebbero nulla
fisserebbero occhi, impotenti, per ore
e di sotto la bocca mangerebbe la bocca
masticando le labbra, i denti
e la carne scoperta che brucia la carne
masticando la bocca, se stessa, quell’altra,
mischiando la lingua tra i denti,
senza distinguere chi morde e chi ingoia
una roba di incastri e di bocche ferite
di sangue che cola sul sangue che impasta

di baci che, con le bocche distrutte
continuerebbero a fare solo il loro dovere.

Note

io mi innamorerò di un altro uomo
un uomo senza cuore
perché il mio cuore solo basterà per noi
io mi innamorerò di un altro uomo
di un uomo senza nome
perché il tuo nome a lui io darò
una notte disperata, Musica Nuda (via roiability)

4 note

L’amore Pensato, Max Gazzè

“Di santa pazienza e molto stupore 
ma senza pudore tre dubbi di vita 
amore in salita due figli o due figlie 
ed un puzzle da mille 
le poche parole lanciate nel mucchio 
sassate su specchio che crepan silenzi 
o timidi assensi col cenno del capo 
e un bacio non dato 
l’amore pensato”

Note

Quando uno è triste non servono le classifiche, non c’è un tristometro, è inutile dire sto mediamente peggio di te o decisamente meglio di te, si diventa tutti ottusi ed egoisti e la propria tristezza diventa una grande campana in cui ci si chiude, per non ascoltare la tristezza degli altri.
(Achille Piè veloce - Stefano Benni)
(via dottoressadania)